AGONIA
Poesia
03.05.2012
Di helgacarpini
AGONIA
Non lo colloco nel tempo
o nello spazio.
L'ho lasciato sospeso.
Un frammento.
Una vile scheggia di me.
Sentivo le mia urla.
Non strillavo.
Improvvisamente muta,
la mia mente si zittì.
Tutto mutò in silenziosa morte.
Un sudario vivo,
di carne e sangue,
avvolgeva il mio essere.
In quell'istante
(ferocemente senza fine )
ebbi la consapevolezza
che cio' che ero stata,
fino a quell'istante,
non sarebbe più esistito.
Parte di me si estinse.
In un attimo ebbi
la certezza assoluta,
totale e consapevole
che non sarei più tornata.
La mia agonia
nacque e morì con me,
sepolta in un silenzio
innaturale di non vissuto.
Allora divenni sabbia
e ogni granello
racchiudeva dolore
e il dolore ,sterile morte.
Divenni deserto.
Divenni mare.
E ancora mutai in vento.
I miei occhi furono sordi.
Le mie labbra cieche.
Il mio vivere morte.
Ci volle tempo per la Speranza.
Lungo fu il mio cordoglio.
Dio raccolse ogni granello
disperso di me.
Ogni singolo,sperduto granello.
Di quella sabbia ne fece calice
e con esso mi dissetò.
Quello che io fui non sarò più.
Nuova vita è oggi in me .
Herm.
Helga Carpini
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